Ci rivediamo fra quattro o cinque anni

PAROLA DI CORSARO
Ci rivediamo fra quattro o cinque anni

La Marea Rossa sotto il podio che osanna Leclerc. Ma vedremo cosa riserverà il futuro di 10 Settembre 2019, 21:14
Alyoska Costantino

Una bloggata sulla Formula 1 da parte mia. Nemmeno io me l’aspettavo, nemmeno dopo ciò che avevo detto qualche articolo fa sulla mia voglia di scoprire nuove categorie, nuovi piloti, vecchie emozioni. Emozioni che la F1 non mi riusciva a dare da un bel po’ di tempo, per le motivazioni che già sappiamo e che spesso abbiamo decantato, un po’ a turni, in maniera avversa contro la massima categoria del motorsport.

Però ammetto candidamente di essere un debole, non ho saputo resistere a vedere le gare di Spa e Monza. In primo luogo per l’importanza che queste due gare rivestono ancora oggi, e poi per delle motivazioni differenti tra i due Gran Premi: Spa-Francorchamps rappresenta ancora oggi una sfida per cuori forti, una pista che, pur coi cambiamenti subiti nel tempo, non ha perso il suo alto tasso di spettacolarità e di sfida; il Gran Premio d’Italia è invece... il Gran Premio d’Italia. Fare finta che la F1 non stesse correndo minimamente nel mio Paese era un veto esagerato, anche per me.

Ma le motivazioni non sono finite qui, perché se ci aggiungete che siamo sul finire dell’estate e che per riempire qualche giornata la Formula 1 è l’ideale, la visione delle due “classiche” di campionato era d’obbligo. E infine, la ciliegina sulla torta delle motivazioni che mi hanno spinto a questa duplice “botta e via”: la speranza di poter rivedere una Ferrari vittoriosa, essendo Spa e Monza due piste in cui la potenza del motore è vitale per il successo.

E’ chiaro che, per me, una Ferrari in difficoltà non aiuti il mio interesse verso la Formula 1 a crescere al momento, anzi. Ma questa stagione motoristica non ha aiutato granché a colmare questo vuoto: la Ducati, sia in SBK che in MotoGP, ha pagato dazio anche quest’anno, da una parte con Dovizioso che, nonostante qualche stupenda magia, in termini di distacco non ha possibilità d’impensierire Márquez in testa al campionato MotoGP; dall’altra parte ci si è messo l’andamento di campionato più scandaloso mai visto, da parte di Bautista, ad appiattire un duello per l’iride con Jonathan Rea, che pregustavo come molto interessante. Insomma, il mio lato di tifoso aveva bisogno di qualche soddisfazione extra.

E questo mio lato le ha avute, eccome se le ha avute: Leclerc ha trionfato sia sulle Ardenne che sulla pista lombarda, non senza fatica, diventando il più giovane pilota della Rossa a vincere un GP. Vale poco o niente per il campionato, ma è un macigno che si leva dallo stomaco dopo una stagione terribilmente deludente, almeno rispetto alle aspettative. E’ anche la conferma che ci voleva per Leclerc, che in molti sapevano sarebbe arrivata ma che effettivamente tardava a presentarsi. Ma in fondo va bene così, “l’attesa del piacere è in sé stessa il piacere”, suppongo.

Ciò che non va bene è lo “specchio” della situazione in cui Leclerc potrebbe ritrovarsi tra qualche anno, e arriviamo finalmente al fulcro dell’articolo. Nella stessa giornata di vittoria e celebrazioni per Leclerc, che rimette una Ferrari sul gradino più alto del podio monzese dopo nove anni (il digiuno più lungo di sempre, al pari del periodo ’79-’88), c’è il seppellimento autonomo definitivo di Sebastian Vettel, ancora una volta in testacoda mentre inseguiva le Mercedes, e poi autore di un effetto domino che rovinerà le gare di Stroll e Gasly. Lo stesso Vettel che, nel 2015 e nel 2017, aveva dimostrato di poter portare davanti la Ferrari, anche quando non era a vettura migliore in campo.

Vettel nel Tempio della Velocità non ci ha mai vinto con la Ferrari, ma anche lui, quando arrivava a podio, aveva il pubblico tutto per lui che inneggiava il suo nome. Non una vita fa, ma all’inizio di quest’avventura col Cavallino Rampante. Dopo quattro titoli in Red Bull ci si aspettava una rivincita da parte del tedesco dopo un 2014 deludente, una risposta che ha tentato col duplice assalto al titolo nel biennio 2017-2018, mancato al primo anno per un finale di stagione disastroso in termini di affidabilità della vettura e sfortune e mancato clamorosamente anche nel secondo, dopo una sequenza di errori che, da uno del suo calibro, nessuno si sarebbe aspettato.

E ovviamente ora il pubblico inneggia al nuovo che avanza, proprio come faceva con lui al suo arrivo. Sembra quasi un processo destinato a ripetersi nell’ultima decade Ferrari, un processo per cui è passato anche Räikkönen, dopo il titolo del 2007 e le débacle del 2008 e 2009; ci è passato persino uno come Massa, dopo il titolo perso e le cantonate prese verso la fine della sua carriera in Ferrari, e nonostante i sacrifici da seconda guida fatti. Un processo da cui si è salvato invece Fernando  Alonso, forse perché il pubblico gli ha riconosciuto l’essere stato in grado di lottare al titolo con vetture inferiori alla concorrenza, pur fallendo. Ma anche lo spagnolo, nonostante l’abilità riconosciutagli, è stato dimenticato a favore del nuovo che avanza(va).

E il rischio che ciò accada anche con Leclerc c’è. Ovviamente non ho la sfera di cristallo, ma se anche il monegasco dovesse fallire, dubito che il popolo di Maranello, che oggi era lì sotto il podio a inneggiarlo, sarà clemente. Sempre se succederà, sarò curioso di sapere cosa accadrà quando lo stesso Leclerc, magari dopo aver fallito la rincorsa al titolo che manca da dodici anni al momento, sarà sostituito da un Verstappen, un Norris o chi per loro. Prevedo la ripetizione sistematica del loop.

E’ un qualcosa che non posso sopportare, il vedere che il parere di un tifoso, o una massa di tifosi, cambi così facilmente a seconda degli stati d’animo. Stati d’animo che poi si riflettono ovviamente sui social, e che sono visibili alla massa. L’esempio di Vettel è a dir poco lampante, da pilota osannato a pilota bistrattato sono bastati appena quattro anni. Certo, “Seb” non ha fatto granché per sistemare la sua situazione, ma l’abbandono da parte dei tifosi e (probabilmente) del supporto del team è chiaro, e forse è stato decisivo per l’inizio di questa spirale negativa. E forse è un bene che uno come Charles possa vedere tutto ciò con i suoi occhi, per capire cosa il futuro, dentro questa squadra, gli riserverebbe se dovesse ripetersi la situazione di Vettel. Spero però che, oltre a vedere, egli impari.

Comunque, la mia “toccata e fuga” con la Formula 1, al momento, finisce qui. Dopo tutto ciò che si è sentito e letto in giro di esagerato, per un po’ non ne voglio sentir parlare di F1.


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