ALTRI MOTORI Chili Bowl 2019: Christopher Bell beffa ancora una volta Kyle Larson

A Tulsa una settimana di gare molto intensa si è risolta solo all'ultimo giro
Chili Bowl 2019: Christopher Bell beffa ancora una volta Kyle Larson
di 20 Gennaio 2019, 21:00

Come sempre il "Chili Bowl", la più prestigiosa delle gare su sterrato in America, ha regalato emozioni grazie all'altissimo livello dei piloti presenti e all'imprevedibilità, dato lo spazio ristretto sotto il tetto dell'Expo Center di Tulsa, Oklahoma. E per la terza volta consecutiva, impresa riuscita a pochissimi, la vittoria è andata al beniamino di casa, quel Christopher Bell che anche nel 2019 correrà ancora in Xfinity Series dato che nella serie maggiore non si è liberato nessun sedile adatto al suo talento.

Il contesto

Per la 33esima edizione del "Chili Bowl" l'attesa era tantissima, dato che come sempre apre il calendario dell'anno solare e permette così a tutti i piloti più forti sui dirt track di essere presenti. E i numeri lo dimostrano: gli iscritti sono ben 362, secondo dato di sempre dopo i 375 del 2017, e, anche se alla fine i presenti effettivi sono "solo" 350, il palcoscenico rimane ugualmente impressionante. E gli organizzatori si sono adeguati: se nel 1987 il programma era diviso in due giorni, alla quinta edizione consecutiva oltre quota 300 è stata introdotta la sesta giornata di gare, cinque destinate alla qualifiche e quella conclusiva del sabato per le finali.

Il format di gara è quello adottato da molte gare con numerosi iscritti: una serie di batterie e poi la classificazione dei piloti in base ai "passing points" (in estrema sintesi quanti sorpassi hanno fatto dopo che la griglia di partenza era stata sorteggiata) e che vengono così suddivisi in una serie di gare a ripescaggio, le cosiddette Feature, che culminano nella corsa finale della serata che mette in palio due posti per il Main Event del sabato. Fatto questo, ripetete tutto per cinque serate, dato che i piloti vengono ripartiti fra le varie giornate per avere al massimo 60-70 piloti impegnati contemporaneamente.

Tornando appunto a loro, scavando nella entry list - oltre ad un sacco di piloti che corrono ogni settimana in giro per gli USA e sconosciuti ai più, ma che cercano appunto di mettersi in luce nel cosiddetto "Super Bowl delle vetture midget", fra i volti più noti c'erano Christopher Bell, nato proprio in Oklahoma e già vincitore nel 2017-18, Kyle Larson, che vuole vincere questa gara più della Daytona500, ma anche Kasey Kahne, all'inizio della sua seconda carriera, Alex Bowman, Justin Allgaier, Ricky Stenhouse Jr., Chase Briscoe, JJ Yeley e poi tanti legati al mondo della Truck Series come Rico Abreu, anche lui due volte campione a Tulsa, Logan Seavey, Tanner Berryhill, Chris Windom e Tanner Thorson. Infine, per dimostrare quanto il "Chili Bowl" stia diventando anche una corsa iconica, erano presenti anche Landon Cassill e Conor Daly, i quali non hanno fatto la gavetta sui dirt track e solo l'anno scorso si sono messi in gioco per la prima volta sulle midget.

La vettura

Le vetture midget sono contraddistinte da un motore a quattro cilindri da 165-175 pollici cubi (2.7-2.8 litri) da 350-400 cavalli. E per il resto le regole, escludendo quelle sulla presenza del roll bar e l'assenza di alettoni, sono finite qui: non c'è limite sul peso, che è attorno ai 400 kg e quindi il rapporto peso-potenza è circa 1.

Le qualificazioni

Generalmente le cinque giornate introduttive si sono svolte senza grossi colpi di scena. Lunedì erano presenti Chase Briscoe, Logan Seavey e Brad Sweet, cognato di Larson. Vincitori tutti e tre delle rispettive batterie, poi sono avanzati alle qualifiche e alla A-Feature che chiude la serata. A vincerla è stata Seavey con Sweet terzo e Briscoe quinto. Martedì è stato il turno di Kyle Larson, grande favorito con Bell, e che ha dominato la serata, lasciando ad avversari come Bowman e Berryhill solo le briciole.

Mercoledì invece la serata più anomala: se Rico Abreu, che ha un gran piedone nonostante i soli 132 cm di altezza, ha replicato quanto fatto da Seavey e Larson, JJ Yeley ha fatto esattamente l'opposto: squalificato in batteria per aver saltato i controlli tecnici riguardo al carburante (dato che si corre al coperto il problema riguardante i gas di scarico è molto importante), poi è stato coinvolto in un incidente nella C-Feature compromettendo il suo destino per la giornata finale. Discrete prestazione per due novellini come Cassill e Daly. Giovedì è sceso in pista l'altro favorito, Christopher Bell, che ha conquistato agilmente la serata, mentre Allgaier ha chiuso senza infamia né lode; nota di merito per il talento e la sfortuna per Karsyn Elledge, figlia di Kelley Earnhardt e dunque nipote di Dale Jr. (zio) e Dale Sr. (nonno). Infine, la serata del venerdì è stata vinta da Justin Grant davanti a Thorson (che martedì aveva vinto la Race of Champions), Chad Boat e Stenhouse.

Sabato: Alphabet Soup

Come al solito la giornata conclusiva è destinata alle finali a ripescaggio: a seconda del risultato ottenuto nelle gare di qualifica si viene inseriti in una gara che mette in palio dei posti al livello superiore. E così dalla cosiddetta finale-O si può risalire tutto l'alfabeto, appunto la "Alphabet Soup", passando per la N, la M e così via verso la Finale-A che decide il campione. Risalire la china però non è semplice, dato che le gare sono veloci, il programma compresso in appena 12 ore e la pressione psicologica e sul mezzo è notevole. Lo sa bene JJ Yeley che, secondo il libro dei record, ha compiuto in passato l'impresa più grande recuperando dalla finale-F fino al gran finale. E purtroppo anche in questa occasione è costretto ad una rimonta impossibile dato che, dopo i guai del mercoledì, è finito nella finale-O, il gradino più basso. Ma JJ non si arrende: vince la sua finale-O, vince pure la N, arriva terzo nella M, ma poi è coinvolto in un incidente nella L e viene eliminato.

I nomi successivi ad uscire di scena sono quelli di Landon Cassill e Conor Daly, eliminati nelle finali L e K senza avanzare di livello, ma per loro il bilancio è comunque positivo. Si conferma, nel bene e nel male, anche Karsyn Elledge che, dopo aver vinto la finale-H, viene coinvolta in un altro incidente e il suo "Chili Bowl" si conclude alla lettera G; destino identico anche per Kasey Kahne, vincitore della finale-F e messo ko nella E, così come Windom.

Dopo che i 10 piloti già qualificatisi per la finale-A si sono contesi la pole position (Seavey davanti a Bell, Larson e Thorson), si entra nel vivo. La prima finale-C vede Bowman protagonista nei primi giri, ma poi cede alla distanza e solo un sorpasso al limite subito da un avversario lo esclude dal ripescaggio; eliminati dagli incidenti anche Allgaier e Berryhill. Le finali-B vedono, nonostante un numero elevati di incidenti, tutti senza conseguenze per i piloti, avanzare al Main Event Sweet, Boat e Stenhouse mentre viene eliminato Briscoe.

Dei 350 piloti presenti alle 10 di mattina alle 23:50 ne sono rimasti solo 24 e davanti a loro hanno 55 giri su un ovale da un quarto di miglio. I giri non vengono contati durante le caution e quindi la sfida potrebbe risolversi in appena dieci minuti oppure diventare una questione di nervi lunga il doppio. Ottenuto l'ok da Tony Stewart, vincitore nel 2002 e nel 2007 ma anche proprietario dell'altro dirt track iconico - Eldora - e quindi ormai esperto e unico giudice nella sistemazione della pista, viene sventolata la bandiera verde. 

L'inizio è - appunto - da gara nervosa, dato che in successione ci sono tre bandiere gialle (detriti, un contatto multiplo che toglie dai giochi Rico Abreu e un testacoda) e dunque sul tabellone i giri completati sono ancora zero. Il quarto tentativo è quello buono e Logan Seavey mantiene il comando davanti a Larson, Grant e Bell. Seavey purtroppo non ha lo stesso ritmo quando la pista diventa con il passare dei giri sempre più scivolosa e, quando trova i doppiati, viene raggiunto da Larson che lo sorpassa al giro 21. Kyle prova l'allungo approfittando del tappo di Seavey su Bell; Chris riesce a sorpassare Logan ai -28, ma prima di transitare sul traguardo c'è una caution e dunque ritorna in terza posizione. La beffa per Bell è doppia dato che ai -22 si ripete la stessa scena: sorpasso su Seavey ma caution immediata che ribalta le posizioni. Finalmente ai -20 Bell si porta in seconda posizione e può iniziare il duello che tutti attendevano da lunedì, ma anche da 365 giorni, dato che l'anno scorso Larson si arrese solo per un problema al motore.

A 10 giri dalla fine Larson ha un vantaggio di 1" su Bell, ma i doppiati diventano sempre più impegnativi da affrontare e la psicologia comincia a giocare un ruolo importante. Larson è il re dei secondi posti, anche in Cup Series, ma questa è la gara che vuole vincere di più nella sua vita, per troppe volte l'ha sfiorata e perdere ancora vorrebbe dire un altro anno di attesa.

Kyle gestisce male i doppiati, ma a due giri dalla fine ha ancora un margine minimo. Purtroppo l'approccio di curva 3-4 è sbagliato e all'inizio dell'ultimo giro Chris gli è attaccato. Dopo aver stretto troppo la curva precedente Kyle invece lascia appena aperta la porta in curva 1-2 e Bell, quando vede il varco, ci si butta. E' un attacco deciso ma ci sta e funziona lasciando Larson dietro di lui e senza il margine necessario per un contrattacco disperato. 

Christopher Bell vince così per la terza volta consecutiva il "Chili Bowl" ed entra nell'olimpo. Più di lui hanno vinto solo Sammy Swindell (5 volte fra il 1989 e il 2009 e ieri arrivato fino alla finale-C) e suo figlio Kevin (4 vittorie consecutive fra il 2010 e il 2013). Mentre Bell festeggia, anche troppo dato che finisce per ribaltarsi portando il totale dei flip nella settimana a 75, tutti senza conseguenze per i piloti, per Larson c'è solo da ripensare ad un'altra sconfitta dolorosa, e ammettere che gli errori sono stati i suoi e che Bell non ha fatto nulla di sbagliato, che lo costringerà a ritentare l'attacco al "Golden Driller". Siamo sicuri che il 19 gennaio del 2020 a giocarsi la vittoria nel finale ci saranno di nuovo Bell e Larson, sperando che anche Kyle abbia la sua parte di gloria.

Albo d'oro:

2019 Christopher Bell
2018 Christopher Bell
2017 Christopher Bell
2016 Rico Abreu
2015 Rico Abreu
2014 Bryan Clauson
2013 Kevin Swindell
2012 Kevin Swindell
2011 Kevin Swindell
2010 Kevin Swindell
2009 Sammy Swindell
2008 Damion Gardner
2007 Tony Stewart
2006 Tim McCreadie
2005 Tracy Hines
2004 Cory Kruseman
2003 Dan Boorse
2002 Tony Stewart
2001 Jay Drake
2000 Cory Kruseman
1999 Dan Boorse
1998 Sammy Swindell
1997 Billy Boat
1996 Sammy Swindell
1995 Donnie Beechler
1994 Andy Hillenburg
1993 Dave Blaney
1992 Sammy Swindell
1991 Lealand McSpadden
1990 Jon Heydenreich
1989 Sammy Swindell
1988 Scott Hatton
1987 Rich Vogler

Immagini: chilibowl.com

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