Alessandro Secchi

SEVEN 300 GP: benvenuto nel Club, JB!

di 30 settembre 2016, 15:00 Condividi
300 GP: benvenuto nel Club, JB!

Sono tra gli ultimi a celebrare i 300 GP di Jenson Button in F1 e su queste pagine ci ha già pensato il nostro Ettori, suo top fan, a ricordarlo. Ma due-righe-due sul buon Jenson le voglio spendere anch'io, perché credo le meriti tutte.

Per ricordare il suo primo Gran Premio dobbiamo tornare indietro di sedici anni e mezzo, Australia, Melbourne. Un Jenson appena ventenne è ai blocchi di partenza del mondiale 2000 con la Williams, compagno di squadra Ralf Schumacher, che oggi gestisce un team di F4. Nessuno degli altri piloti in griglia quel giorno è ancora in attività. Qualcuno commenta, qualcuno gira per il paddock, lui è ancora qui. Dalle mie parti si era in terza superiore, ma sono autolesionista io a volerlo ricordare.

Jenson raggiunge a quota 300 i due piloti Ferrari del giorno del suo debutto. Rubens Barrichello, che si è fermato a quota 323 nel 2011, e l'altro Schumacher, Michael, che ha concluso nel 2012 a 307. Terminerà questa stagione a 305, e non so se ci saranno altre occasioni in futuro per salire ancora.

300 GP sono tanti, tantissimi, praticamente una vita. E devo ammettere (l'ho già fatto, ma preferisco ripetere) che la vita sportiva di Jenson Button è stata eccessivamente valutata al ribasso, per motivi che ho francamente sempre faticato a comprendere. Su 17 stagioni complete si contano sulle dita di una mano quelle in cui JB ha avuto a disposizione auto capaci di vincere dei Gran Premi, e quando questo è successo si è fatto spesso trovare pronto. Non appena si è trovato per le mani l'auto da titolo (al netto di tutti i discorsi sul doppio diffusore della BrawnGP) non si è fatto pregare ed è diventato Campione. Passato in Mclaren per una seconda giovinezza, non ha per niente sfigurato nei confronti di Lewis Hamilton. Fernando Alonso ne tesse, oggi da compagno, le lodi.

Non avrà avuto la ferocia dei campionissimi, non l'esuberanza di altri, non la parlantina di altri ancora, ma Jenson è sempre stato un pilota concreto nel vero senso del termine pur non essendo appariscente, diciamo così. Capace di tirar fuori sempre il massimo dai suoi mezzi, ma soprattutto uno dei migliori dell'ultima decade, se non il migliore, a leggere le gare in condizioni miste in cui bisogna decidere cosa fare e come in fretta. Prendete e riguardatevi il GP del Canada 2011, la sua vittoria più bella. Una meraviglia di tattica, nervi saldi, astuzia.

Vale anche per altri piloti, ma sono fermamente convinto che percorrendo altre strade Jenson non avrebbe in tasca, ora che è pronto a lasciare, un solo titolo. Alla faccia del "paracarro", l'offesa più grande che gli sia stata mossa da parte di Briatore e prontamente restituita al mittente col titolo 2009 e, soprattutto, i risultati successivi con Hamilton dall'altra parte del box, quelli che hanno certificato il suo valore.

Che dire ancora: benvenuto nel Club, Jenson. Anche se poi i numeri non contano mai troppo davanti alle emozioni regalate. E i tuoi tifosi, su questo fronte, potranno essere orgogliosi della tua carriera.

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