24h di Daytona: Wayne Taylor Racing trionfa sotto il diluvio

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24h di Daytona: Wayne Taylor Racing trionfa sotto il diluvio

Alonso, Kobayashi, Jordan Taylor e van der Zande conquistano una gara segnata dal meteo di 27 Gennaio 2019, 21:24

La 24h di Daytona del 2019 passerà alla storia per la grande quantità di pioggia e incidenti che hanno ripetutamente stravolto l'andamento della corsa. Già parlare di "24 ore" è improprio, non solo perché la bandiera a scacchi è stata calata con 15 minuti d'anticipo sulla naturale conclusione, ma anche e soprattutto perché il tempo effettivo di bandiera verde ha superato di poco le 13 ore e 40 minuti. La pioggia ha cominciato a cadere nel corso della 13esima ora di gara e da quel momento è stato solo un crescendo, con la pista della Florida che si è letteralmente trasformata in un lago portando ovviamente ad un grande numero di botti e di situazioni pericolose. La sospensione definitiva è scattata a due ore dalla conclusione, dopo l'incidente dell'Oreca #18 guidata da Sebastián Saavedra.

Il successo è andato, come due anni fa, alla Cadillac #10 del team di Wayne Taylor guidata da Fernando Alonso, Kamui Kobayashi, Jordan Taylor e Renger van der Zande. Lo spagnolo e lo statunitense sono stati i principali artefici di questa vittoria, mostrando un passo insostenibile per tutti nelle condizioni di pista più difficili. Particolarmente degno di nota anche il primo stint del due volte campione del mondo, che ha recuperato dal quinto al primo posto nel giro di 15 minuti dopo un inizio sonnecchiante da parte di Taylor. Prima dell'interruzione finale, Alonso ha approfittato di un dritto di Felipe Nasr alla prima curva per riprendersi la prima posizione, aumentando il suo vantaggio nei 10 minuti intercorsi tra il sorpasso e la bandiera rossa.

Nasr è riuscito comunque a completare la doppietta Cadillac, portando la #31 del team Action Express al secondo posto insieme ad Eric Curran e a Luis Felipe Derani. La DPi-VR progettata su base Dallara si è confermata nuovamente la vettura migliore del campionato statunitense, battuta da Mazda e Acura sul giro secco ma complessivamente superiore alla distanza. 

Il team Penske si è portato comunque a casa un terzo posto con la vettura #7 di Castroneves/Rossi/Taylor, nonostante una sosta imprevista a poco meno di cinque ore dal termine per un malessere avvertito da Ricky Taylor. Più sfortunata la #6, costretta ad un lungo stop a causa di un problema alla pompa dell'olio proprio in concomitanza dell'inconveniente capitato all'equipaggio #7. Persa la lotta per il podio, Cameron/Montoya/Pagenaud hanno concluso ottavi assoluti e sesti tra le DPi.

Quarto posto a sorpresa per la Nissan del team CORE Autosport davanti alla Cadillac #85 del team JDC-Miller. Non sono mancati i problemi nemmeno per queste due vetture, con Loïc Duval autore di un paio di pericolosi fuoripista sotto il nubifragio sulla vettura giapponese e Devlin DeFrancesco che ha abbinato un ottimo stint notturno a grandi difficoltà sull'asfalto bagnato. 

Il team Mazda che aveva duramente regolato gli avversari nel Roar e nelle qualifiche non ha nemmeno superato la notte. La #77 è stata costretta al ritiro da un incendio, mentre la #55 ha subito l'improvviso cedimento della sospensione posteriore sinistra. Il lavoro svolto dal team Joest ha cominciato a dare i suoi frutti dal punto di vista prestazionale, ma per tornare ai fasti dell'era Audi la squadra tedesca dovrà trovare quell'affidabilità che è stata anche il principale punto di forza delle vetture di Ingolstadt.

La categoria LMP2 si è risolta nel modo più strano possibile, in linea con l'andamento di questa gara. Dopo lo stop dell'Oreca #81 del team DragonSpeed, rimasta senza carburante, ad ereditare il comando è stata la gemella #18. Come detto sopra, però, è stato proprio Saavedra a determinare l'interruzione decisiva della corsa dopo avere sbattuto contro le barriere della prima curva. Il colombiano, tuttavia, è riuscito a ripartire e a riportare la vettura ai box prima della bandiera rossa, mettendo il sigillo finale sul successo del team di Elton Julián con l'auto guidata anche da Ryan Cullen, Roberto González e Pastor Maldonado. L'Oreca #38 del team Performance Tech ha concluso seconda.

Ancora più rocambolesco, probabilmente, il finale della GTLM. Anche qui un incidente ha sconvolto la classifica, con Frédéric Makowiecki sulla Porsche #911 che ha centrato la Ford #66 di Joey Hand dopo 21 ore aprendo la strada ad una battaglia a tre tra la Ferrari #62, la Porsche #912 e la Ford #67. Nessuna di queste l'ha spuntata però, poiché la Ford #67 ha dovuto effettuare un rabbocco di carburante proprio un giro prima dell'esposizione della bandiera rossa, cedendo la vittoria alla BMW #25 di Connor de Phillippi, Philipp Eng, Augusto Farfus e Colton Herta. Un successo speciale che il team Rahal ha dedicato a Charly Lamm, storico team principal del team Schnitzer ritiratosi lo scorso novembre e improvvisamente venuto a mancare venerdì all'età di 63 anni. Seconda la Ferrari #62 del team Risi, davanti alla Ford #67 e alle Porsche, con la #912 davanti alla #911. Gara molto sfortunata per l'altra BMW, quella pilotata anche da Alex Zanardi, fermata da diversi problemi tecnici durante le 24 ore e arrivata a 18 giri dalla gemella vincitrice.

I colpi di scena non hanno risparmiato nemmeno la GTD. La vittoria è andata alla Lamborghini #11 del team Grasser dopo avere subito ben due penalità e averne rischiata anche una terza a gara conclusa: la prima è arrivata dopo appena un'ora di gara, con tre minuti e 40 secondi di stop&go per un sorpasso in regime di caution, la seconda ha comportato un drive through per avere colpito una pistola pneumatica al termine di una sosta e la terza (finita però in un nulla di fatto) ha riguardato un altro sorpasso nel corso di una neutralizzazione che in realtà non si è verificato. Festeggia quindi Mirko Bortolotti assieme a Rik Breukers, Christian Engelhart e Rolf Ineichen. Seconda l'Audi #29 del team Land, con Daniel Morad uscito di pista in curva 1 pochi minuti prima della bandiera rossa finale, terza la Lexus #12. Occasione persa anche per la Mercedes #33 del team Riley, solo settima dopo un testacoda di Luca Stolz nelle fasi finali, pure in questo caso quando la vettura occupava la prima posizione.

Esaurito l'appuntamento con una delle Daytona più incredibili di sempre, il secondo appuntamento con il campionato IMSA è previsto per il 16 marzo con la 12h di Sebring, in concomitanza con la 1000 miglia del WEC.

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