Alyoska Costantino

PAROLA DI CORSARO 2019, un anno cerchiato in rosso

Nuovi arrivi, cambi di casacca, tanti temi, ancor più interesse
2019, un anno cerchiato in rosso
di 03 dicembre 2018, 18:00

Mercoledì della settimana passata sono stati compiuti i primi due passi di una stagione, il 2019, che per la MotoGP potrebbe essere paragonabile a una maratona. Ed è vero, sulla lunga distanza quei due miseri passettini potrebbero essere insignificanti, ma ho come l’impressione che i passi avanti che un team può aver fatto a Valencia saranno poi determinanti nel corso della stagione che sta per arrivare. Si sa, “chi ben comincia è a metà del lavoro”. Nella settimana che si appresta a concludersi è toccato invece a Jerez de la Frontera essere il palcoscenico ideale per rivedere in pista i bolidi a due ruote.

Le ultime annate del Motomondiale hanno attirato un particolare interesse per il sottoscritto, un’attenzione a livelli stellari che, durante l’inverno, non ho per nessun’altra categoria (forse solo il WRC). Difficile spiegare il motivo principale. Il numero di protagonisti forse? Le case impegnate nel progetto? Il livello di tutto rispetto della categoria? Le gare combattute? Un regolamento che lima il gap tra big e outsider senza però stravolgere il tutto? Suppongo sia un insieme di tutte queste cose, e di emozioni che non si devono mai sottovalutare quando si guarda uno sport del genere. In fondo, se vedere uomini che sfrecciano a 300 km/h su moto da 250 cavalli in alcuni dei tracciati più belli del mondo non vi suscita nulla, credo abbiate sbagliato sito.

Per il 2019 c’è però una vagonata di temi in più che aumenta esponenzialmente l’interesse con cui si dovrà convivere per tutta la pre-season. Rookie dalla Moto2, team nuovi, cambi di casacca importanti; ognuno di questi, già dopo due sole giornate di test, hanno fatto discutere parecchio, e mi sembrava giusto riservare a ciascuno di essi uno spazio in quest’articolo.

Lorenzo in Honda | Partiamo subito col carico da novanta, con la vera bomba che ha investito tutti quanti a inizio estate. Jorge Lorenzo, il lunedì successivo alla sua prima vittoria in Ducati al Mugello, ha annunciato il suo arrivo in Honda al posto del suo vecchio rivale Dani Pedrosa, in procinto di diventare tester KTM adesso. Il maiorchino lascia la Casa bolognese con parecchi rimpianti, non solo non aver conquistato quel titolo a cui Rossi è sfuggito in sella alla Desmosedici, ma non esserci nemmeno andato vicino. Il 2018 però l’ha visto tornare a livelli velocistici che non toccava da anni a mio modo di vedere, e su quel piano potrebbe persino impensierire il Lorenzo del 2013 (il migliore a mio modo di vedere). C’è il problema della costanza e dei troppi errori fatti da risolvere, ma è ancor più problematico ciò che dovrà affrontare nel box Honda: Marc Márquez. Essere in HRC col “marziano” per provare a vincere il titolo è come cercare di uscire vivi dalla tana del lupo con tanto di pellaccia del canide; una cosa al limite della realtà, ma se in questi due anni Jorge ci dovesse riuscire, sarebbe la sua più grande impresa, e la più grande in MotoGP da parecchi anni a questa parte. Il suo inizio nei due test spagnoli è stato però ottimo, ben più di quanto mi aspettassi, per cui l'attesa per vederlo sulla moto del team più forte è ancora altissima.

Zarco in KTM | Continuiamo coi cambi di casacca, passando a quello per cui avevo persino dedicato un articolo nella prima metà dell’anno. Accettare la scommessa KTM, vedendola da fuori, parrebbe una pazzia, perché escludendo il podio di Espargaró sotto l’acqua dello scorso fine settimana, la KTM per il momento non ha dato l’impressione di crescere tanto quanto le big, rimanendo a distanza per tutto l’arco del 2018. Johann non aveva altra scelta se non quella di lasciare la Yamaha, senza sbocchi per lui per una sella ufficiale, e la scelta di KTM è stata valutata come la soluzione migliore rispetto ad assicurarsi un posto in Honda ma contro Marc Márquez (scorrere qualche riga più in alto per rileggere i motivi per cui io non ci andrei). Dopo due soli giorni di test, però, i toni di Zarco si sono fatti più duri, parlando di una situazione “peggiore del previsto”. Avrà anche già individuato il problema ostico della RC16 (l’ingresso in curva), ma partire con questa dichiarazione dopo appena due giorni non è il massimo, e non sarà stata il massimo nemmeno per KTM. La Casa austriaca avrà davanti a sé un esame importante, considerando i pesanti investimenti fatti in queste due stagioni e gli scarsi risultati ottenuti, che dovranno essere compensati a breve e in maniera abbondante per giustificare la permanenza nella classe regina, finora fallimentare. Anche l’acquisto di uno come Dani Pedrosa può essere una carta valida da giocarsi grazie all’esperienza del “Camomillo” e della sua situazione fisica e di peso similare a Zarco, per dare in mano al francese una moto perfetta per lui. Intanto però, anche a Jerez, pochi spiragli per la coppia franco-austriaca.

Iannone in Aprilia | “Se Atene piange, Sparta non ride”. Si potrebbe riassumere così la situazione di Andrea Iannone paragonandola a quella di Zarco dopo i test al Ricardo Tormo e quelli a Jerez, con ben tre cadute nel giro di quattro turni. Ribadendo che è solo il primissimo approccio di entrambi alle nuove moto, fare due cadute in una giornata non sarà stato comunque il massimo per i due ex-Moto2. Concentrandoci su Iannone, l’abruzzese negli ultimi anni è stato protagonista sia di un’involuzione personale che di alcuni cambi a ritroso a livello di team. Dopo le sciocchezze del 2016 Ducati l’ha messo alla porta preferendolo a Dovizioso che si è poi giocato il mondiale, mentre Suzuki ha scelto di puntare su un volto nuovo come Mir anziché affidarsi a “The Maniac”.
Ciò che ci vorrà per Andrea in Aprilia, per prima cosa, sarà pazienza: pazienza di non strafare il primo anno, di non scaldarsi inutilmente, di non abbattersi per la mancanza di risultati e di fare il massimo per la crescita della RS-GP, il cui tempo però sta per scadere. Come ho scritto poco tempo fa, Aprilia è all’ultima spiaggia in MotoGP: considerando che la moto è andata “forte” solo con due persone (Aleix Espargaró e Bautista) e il numero di piloti che hanno fallito in maniera disastrosa sulla moto di Noale, Iannone rappresenta, poiché pilota talentuoso (direi innegabile questo), l’ultima chance di redenzione per fare quantomeno bene. Altrimenti, il futuro del marchio nel Motomondiale sarà incerto.

Petrucci in Ducati ufficiale | Dopo un 2017 convincente e un 2018 ben al disotto delle aspettative nate dall’anno precedente (nonostante il secondo posto a Le Mans), “Petrux” arriva in Ducati con un compito solo, semplice ma preciso: fare la seconda guida, il Barrichello di turno, ad Andrea Dovizioso in un’eventuale lotta titolata. Chi crede che Ducati l’abbia preso come sostituito, a livello di talento, di Lorenzo credo si sia preso un abbaglio, perché per come la vedo io è palese che a Borgo Panigale, dopo le liti crescenti di Dovi prima con Iannone e poi con Lorenzo, vogliano un pilota in grado di dare man forte al caposquadra e non di dargli fastidio in pista; Petrucci nel 2017 si è già dimostrato utile e favorevole a dare una mano al connazionale, e nonostante tutto potrà comunque togliersi qualche soddisfazione come, chissà, la prima vittoria. Il primo posto nella prima giornata in Andalusia avrà già dato, come detto dallo stesso ternano, una spinta positiva emotiva più che tecnica, ma comunque importante nell'economia di un inizio in forma ufficiale.

Yamaha | La competitività del team ufficiale di Iwata sarà uno dei punti cruciali dell’anno. La vittoria di Viñales a Phillip Island e i risultati in crescendo ottenuti sul finale dell’anno sono solo un palliativo: la Yamaha quest’anno ha sofferto nonostante il livello dei piloti di tutto rispetto, facendosi scalzare anche dalla Suzuki come terza forza in alcuni Gran Premi, ma grazie alla costanza di Valentino e Maverick il team si è assicurato un terzo e un quarto posto nella generale. Risultato in parte bugiardo (considerando ad esempio l’infortunio di Lorenzo), ma che testimonia come la situazione non sia scandalosamente orrenda.
Tanto il lavoro fatto nei test con ben due specifiche del motore, in risposta a quanto Valentino disse sul metterci impegno in questo progetto. Yamaha sarà all’inseguimento, ma già da subito la moto dovrà stare vicina a Ducati e Honda, se nel team Movistar sperano di tornare a lottare per il mondiale con Rossi e Viñales. Ciò che però già mi fa rabbrividire sono stati i pareri discordanti tra i due titolari, con "Top Gun" già molto positivo e Rossi invece sul "chi va là". In paragone al 2017, dopo dei test ben poco fenomenali, è comunque buono che almeno uno dei due piloti sia convinto della scelta sul motore Spec-1, però ci dovrà anche essere una buona comunicazione tra i due piloti se in Yamaha vorranno tornare a giocarsi il mondiale.

Yamaha Petronas SRT | Il nuovo team rappresentante della pista di Sepang, in sostituzione alla squadra di “Aspar” Martinez, godrà di un elemento di cui Hervé Poncharal col suo team francese Tech3 non ha mai goduto in quasi vent’anni di partnership in MotoGP con Yamaha, ovvero le M1 ufficiali, almeno per uno dei due piloti. Sarà chiaro come le Yamaha di Rossi e Viñales avranno, col proseguimento delle gare, elementi e componenti che SRT non avrà, ma intanto, con queste premesse, le cose potrebbero volgere al meglio per Morbidelli, designato a guidare il modello 2019. L’italo-brasiliano è stato, ad unanimità, la sorpresa dei test con il sesto crono finale che, per quanto non conti nulla nell’economia della stagione che inizierà, alza comunque il morale del team e dell’ex-campione Moto2. Dopo un passo incerto è andato bene anche Quartararo a Jerez, per cui teniamolo d'occhio.

Rookie | Anche i nuovi arrivanti dalla classe di mezzo Moto2 meritano un loro spazio. Pecco Bagnaia, Joan Mir, Fabio Quartararo e Miguel Oliveira, sono questi i quattro nomi dei piloti scelti per fare il salto di categoria, e tutti con talento da vendere a mio avviso. Il torinese e il portoghese arrivano da una stagione di battaglia titolata dove a spuntarla è stato Pecco, sulla linea della perfezione in questo 2018, ma Oliveira è saputo comunque tenere botta fino a Sepang grazie a una costanza invidiabile, che l’ha anche portato in testa alla classifica dopo la vittoria di Brno. La scommessa più grande che però arriva dalle moto con motore CBR600 è quella di Joan Mir, campione del mondo della Moto3 nel 2017 e salito in fretta e furia nel giro di soli due anni. Per lo spagnolo una salita repentina sulla fiducia che Suzuki ha riposto nella sue capacità, ma che può essere controproducente sia per il pilota sia per il team: il primo rischierebbe di bruciare un po’ troppo in fretta le proprie qualità con un passaggio così repentino (considerando però che oramai Moto2 e Moto3 sono campionati totalmente in funzione della “sorella maggiore” MotoGP, e che gli “specialisti” delle categorie inferiori oramai non esistono più); il secondo, che per la seconda volta ha deciso di puntare su giovani talentuosi come Rins e lo stesso Mir, rischia di rimanere con un pugno di mosche in mano se uno dei due decidesse di lasciare il team nel giro di appena uno o due anni, come successo con Viñales alla prima offerta di Yamaha. Nel frattempo, nei test i migliori tra i debuttanti sono stati Bagnaia e Mir, entrambi subito a loro agio sulle rispettive moto e per poco fuori dalla top ten.
Per Bagnaia mi aspetto un futuro in Ducati molto roseo, per Mir tante possibilità non solo con Suzuki che possono però essere stroncate sul nascere in caso di un confronto disastroso col connazionale Rins; da valutare invece Oliveira, e vedere se farà passi avanti a Sepang.

Mi sarò sicuramente perso qualcosa tra i temi caldi per il 2019, ed è particolare che l’unica sicurezza certa è su quel fenomeno che corrisponde al nome di Marc Márquez con la Honda, ma il tempo che ci separa dal primo round in Qatar è (purtroppo) ancora parecchio, e al pensiero di dover attendere quattro mesi circa per il primo via della stagione mi sta già consumando. So che le critiche al campionato non mancano (e non è poi così sbagliato che ci sia chi vede delle “imperfezioni”) e che il “Cabroncito” parte come favorito assoluto anche per il 2019, ma personalmente l’attenzione che ho ora per la MotoGP sta raggiungendo livelli che nemmeno quando ero un ragazzino erano così alti. Credo sia un bene essere così impaziente per la stagione che viene, e l’unica cosa che si può fare è attendere.

Motomondiale 2019, vedi di non fare tardi.

Fonte immagine: motogp.com

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